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04/02/2014 11:46:39

La lunghezza del feto può essere associata a fattori di rischio cardiovascolare

Studio pubblicato sul “British Medical Journal”



Uno studio pubblicato sul British Medical Journal sostiene che una crescita bassa nei primi tre mesi di gravidanza può essere associata all’insorgenza di fattori di rischio cardiovascolare nell’infanzia.



Il primo trimestre di gravidanza è quello dove vi è il maggior tasso di sviluppo del feto, quando gli organi del sistema cardiovascolare e altri organi cominciano a formarsi. Nel corso di questa fase, la crescita del feto è influenzata da vari fattori, tra cui l’età della madre, l’assunzione o meno di tabacco, l’etnia e la pressione arteriosa. La lunghezza del feto nel corso del primo trimestre di gravidanza può essere quindi indicatore di vari problemi di salute.

In questo studio un gruppo di ricercatori olandesi si è avvalso della partecipazione di 1184 bambini, i quali sono stati suddivisi in diversi gruppi prendendo come base la loro lunghezza nel primo trimestre di gravidanza.



Con sei anni di età, i bambini sono stati sottoposti a test per valutare la presenza di fattori di rischio cardiaco. Tali test includevano la misurazione dell’indice di massa corporea, della distribuzione del grasso corporeo, della pressione arteriosa, dei livelli di colesterolo e della concentrazione di insulina.



Lo studio ha appurato che i bambini appartenenti al gruppo che comprendeva feti con lunghezza minore presentavano una probabilità significativamente maggiore di essere soggetti a fattori di rischio cardiaco rispetto a quelli il cui feto aveva una lunghezza maggiore in quella fase di sviluppo. I bambini con lunghezza del feto troppo piccola per l’età gestionale presentavano livelli più marcati di grasso, pressione arteriosa e colesterolo.



I ricercatori hanno altresì indicato che una lunghezza e un peso basso all’inizio della gravidanza non sono necessariamente causa di sviluppo di futuri problemi cardiaci, ma segnali di fattori che possono compromettere lo sviluppo del feto durante la gravidanza.



Gli autori dello studio hanno concluso che sono necessari più studi per comprendere meglio la forza, la tipologia e i meccanismi associati a queste correlazioni, oltre alle loro conseguenze a lungo termine.